Come già scritto nell’articolo precedente (Casi irrisolti,Emanuela e Mirella Gregori), Mirella Gregori era una ragazza di soli 15 anni che scomparve nel nulla nel 1983 a Roma. Mirella era di famiglia umile. Come ogni giorno la ragazza ritornava da scuola verso le 14, aiutava la madre ad apparecchiare la tavola e svolgere piccole faccende di casa; ma quel giorno , durante il pranzo, qualcuno suonò al citofono, Mirella aveva risposto dando appuntamento alle 15:30 alla “Scalinata del Bersagliere” (questo monumento si trovava davanti a Porta Pia a circa 300 metri da casa sua).

Quando la mamma le chiese chi fosse, lei rispose che era un suo amico delle scuole medie. Verso le 15.25 la ragazza si preparò ed uscì. “Torno fra 10 minuti “, disse per poi andarsene. Quelle saranno le ultime parole dette alla madre prima di sparire nel nulla. La domanda sorge spontanea: con chi aveva parlato realmente Mirella al citofono? È possibile che sia caduta in una “trappola” di un uomo che si è finto qualcun altro per ingannarla? Ma sopratutto la sua scomparsa è collegata alla scomparsa di Emanuela Orlandi (che sparì sempre a Roma a 15 anni solo un mese dopo di lei)?
Per 40 lunghi anni il suo caso è stato trattato come una “scomparsa di serie B” e di lei si è parlato soprattutto perché sarebbe finita nelle mani degli stessi rapitori di Emanuela.

Ma se le cose non fossero andate realmente così?Lo stesso giorno della scomparsa i genitori di Mirella andarono in commissariato a fare denuncia. Una prima ipotesi della polizia fu che fosse stata vittima della cosiddetta “tratta delle bianche” un mercato illegale di donne bianche rapite per lo sfruttamento sessuale o per il trapianto di organi.Non si sa quanto fu battuta questa pista ma fa riflettere la testimonianza della migliore amica di Mirella che, interrogata dai carabinieri, il 4 novembre 1983 riferì che due mesi prima di sparire era stata avvicinata ad un giovane biondo che l’aveva invitata a salire sulla sua macchina e anche all’inaugurazione del bar dei Gregori si era avvicinato un ragazzo biondo che mostrandosi molto interessato voleva fare delle foto a Mirella a tal punto che dovette intervenire la madre della ragazza chiedendogli di allontanarsi.
I luoghi più frequentati dalla ragazza erano tre, la sua scuola in via dell’Olmata, il bar dei genitori di Sonia, la sua amica, e la chiesa di San Giuseppe al Nomentano, dove Mirella aveva frequentato il catechismo e dove nel 1981 aveva ricevuto la Cresima. E perciò arriviamo al collegamento fra la scomparsa di Mirella e quella di Emanuela avvenuta il 22 giugno dell’83. I nomi delle due ragazze vengono affiancati per la prima volta in un’inchiesta di Panorama che parla della tratta delle bianche, siamo ad agosto e la storia di Mirella non ha avuto un grande calo mediatico. Si è ad un punto morto, nessuno aveva contattato la famiglia ma dopo qualche settimana dalla pubblicazione dell’articolo le cose cambiano. Al bar dei Gregori arrivano due telefonate a distanza di pochi giorni, a chiamare è un uomo dall’accento straniero, forse “l’americano”, lo stesso personaggio che nei mesi precedenti avrebbe portato avanti una trattativa con il Vaticano per ottenere la liberazione dell’attentatore di Papa Wojtyla in cambio di Emanuela Orlandi. Tutte circostanze, queste, mai chiarite del tutto. L’uomo al telefono aveva detto alla famiglia che dovevano convincere il presidente Sandro Pertini a concedere la liberazione di Mehmer Ali Agca, l’attentatore del pontefice. E da quel momento in poi nelle indagini ufficiali si parlerà di Mirella sempre e solo in relazione con Emanuela.L’ipotesi è che le due ragazze siano state rapite dallo stesso gruppo di terroristi allo scopo di liberare Mehmer Ali Agca .
Un’altra ipotesi è che il collegamento con Emanuela forse non ha fatto altro che confondere le acque; sono tutte supposizioni ovviamente, di sicuro c’è il dramma dell’attesa di una ragazza di 15 anni che sarebbe dovuta tornare a casa dopo 10 minuti e che invece 40 anni dopo non è ancora stata restituita ai suoi cari.
