Parte I
Uno dei misteri più fitti della cronaca italiana, un caso che ha lasciato molti dubbi dietro di sé. Parliamo della vicenda di Emanuela Orlandi, un caso irrisolto che ancora oggi fa molto discutere. Emanuela era una ragazza di soli 15 anni che un giorno scomparve nel nulla. Era il 22 giugno del 1983. Emanuela uscì di casa per raggiungere la scuola di musica “Tommaso Ludovico da victoria” nel palazzo Sant’ Apollinare di proprietà della Santa Sede, a Roma, dove studiava canto e flauto traverso. Era la penultima di cinque figli. Viveva al Vaticano ed era inoltre una delle pochissime persone ad avere la cittadinanza vaticana.Un giorno durante il tragitto da scuola a casa ricevette un’offerta di lavoro da un “rappresentante” dell’Avon (azienda americana di cosmetici). Questa informazione la conosciamo grazie a due testimonianze: una è la sorella maggiore di Emanuela, cioè Federica, con cui la ragazza si era confida al telefono; l’altra testimonianza è quella di Raffaella Monzi, un’amica di scuola di musica. Le due compagne, la sera della scomparsa di Emanuela Orlandi, si erano salutate davanti alla fermata dell’autobus di fronte al Senato. Raffaella era partita prima, invece Emanuela era rimasta alla fermata. Secondo quanto ricostruito, mentre l’autobus si allontanava Raffaella aveva notato che Emanuela parlava con una ragazza riccia mai identificata. Dopo questo momento di Emanuela non si seppe più nulla, scomparve per sempre.
Sul caso Orlandi esistono almeno tre piste. La prima è che sia stata rapita e che il suo rapimento sia legato all’attentato di Papa Giovanni Paolo II commesso nel maggio del 1981; la seconda sarebbe una pista finanziaria per cui Emanuela sarebbe stata rapita dalla criminalità organizzata per ricattare il Vaticano e la terza e ultima ipotesi è che Emanuela sarebbe stata rapita e poi stata fatta sparire perché vittima di abusi all’interno del Vaticano.
Il caso di Emanuela Orlandi i primi giorni non fu trattato come un vero e proprio rapimento ma come se la ragazza si fosse voluta allontanare volontariamente. Ma col passare del tempo prese piede l’ipotesi del rapimento anche dopo che dal Vaticano si fecero appelli per ritrovare la ragazza.

La domanda che ci si pone e che infittisce il mistero è perché si responsabilità quando le indagini si stavano orientando su un allontanamento volontario? Per anni questa domanda è restata senza risposta. Si dice che al Vaticano sia arrivata una telefonata dal presunto rapitore di Emanuela prima ancora che i genitori ne denunciassero la scomparsa. Sembra che anche a casa degli Orlandi sia arrivata una chiamata del presunto rapitore che soprannominarono l’americano per la sua pronuncia straniera; l’uomo chiamò varie volte e a loro fece anche la proposta di liberare Mehmer Ali Agca (l’attentatore del papa)e in cambio avrebbero ridato Emanuela.
(continuo su “Casi irrisolti, Emanuela Orlandi e Mirella Gregori 2)
