C’è un argomento di stretta attualità di cui purtroppo molti di noi ragazzi hanno fatto esperienza diretta: il bullismo. Se ne sente spesso parlare in televisione e si leggono sul giornale notizie, a volte drammatiche, riguardanti questo tema. La società sta cambiando e a soffrire le difficoltà legate a questi tempi difficili sono perlopiù i giovani: ragazzi che entrano in contatto con contenuti potenzialmente pericolosi sul web e spinti a dare un’immagine di sé che non lasci trasparire alcuna debolezza.
In questo contesto molte persone, se pur l’opposto dell’altro, finiscono per assomigliarsi come due gocce d’acqua. Il web si divide principalmente in due parti: gli haters, che possono essere paragonati a bulli digitali che sentono il bisogno di dimostrare la loro forza, che nascondono in realtà le loro insicurezze dietro atteggiamenti provocatori. Dall’altra parte ci sono le vittime, che sono spesso i ragazzi timidi ed educati, colpevoli del fatto di essere diversi per qualche aspetto da quelli che sono gli standard predisposti da non si sa bene chi. A volte è una caratteristica fisica, altre un modo di vestire o una sensibilità più evidente. Nella parte di mezzo ci sono le persone che non sono bulli né vittime ma che si trovano semplicemente ad essere testimoni e non sanno se intervenire dicendolo a qualcuno o se lasciar perdere per non essere presi di mira anche loro.
Tutti sono sempre portati a pensare che la differenza tra vittima e bullo sembri abissale ma se ci pensiamo bene il bullo, che si crede più forte, non se la prende con le persone “della loro taglia” ma con ragazzi o ragazze più deboli perché è più facile mostrarsi forte con chi non sa come reagire. Chiedere aiuto in questi casi, non è simbolo di debolezza né “fare la spia” ma è un modo per aiutare gli altri a riappropriarsi della propria autostima e sopratutto la propria quotidianità. D’altra parte però ci sono persone che credono che non sia il bullo il cattivo ma la vittima perché troppo fragile. In questo modo la responsabilità passa dal bullo, che in fondo non è troppo cattivo, alla vittima, che viene considerata come un anello debole, troppo sensibile per potersi opporre. Questo pensiero è totalmente sbagliato perché denunciare, intervenire e sostenere le vittime in questi casi è un atto civile, sociale e di giustizia necessario.
