Standard, la realtà finta di maschere e filtri. Vybes ci insegna a guardare oltre ogni confine

“Quella è una realtà distorta”, “La vita che vedi qua sopra non è uguale a quella dal vivo, dove la realtà mischiata alla finzione ballano su un filo”. Così Vybes, concorrente del famoso talent show “Amici 24”, descrive quella che è la “realtà” postata sui social media nella sua canzone inedita dal titolo “Standard”. Il testo di questo brano ci porta alla scoperta di un mondo alternativo ma finto, dove la realtà viene ricoperta da filtri e maschere. Da questi versi possiamo capire che la vita che si vede sui social non rappresenta sempre la realtà e spesso accade che molti giovani guardando post, reels, foto e video finiscano per confrontarsi con quella che è una “realtà distorta” e per cercare di assomigliare il più possibile ad essa. Come? In tanti modi diversi. Ad esempio modificano le proprie foto inserendo dei filtri prima di pubblicarle. Tuttavia, quando non sono davanti allo schermo cercano sempre di farsi vedere il meno possibile, nascondendosi dentro i cappucci di felpe oversize. Perché, secondo loro, se non si è perfetti o perfezionati da un filtro è meglio non far vedere la propria immagine.

 “Fa paura pensare che la nostra vita è chiusa in un profilo”, come continua Vybes in un altro suo verso, fa paura pensare che diversi giovani invece di passare del tempo reale con i propri amici, sono attaccati ad uno schermo per postare foto, video, storie, perché quello è l’unico luogo dove si sentono sicuri e i molti like e follower sono la prova che “il nuovo se stesso” è il canone giusto. Lì sono certi di non essere giudicati per ciò che si è veramente, perché fanno vedere solo la “maschera standard” che indossano.

Un luogo dove “con un clic è facile togliere tutti i difetti
ma non si cancellerà ogni dubbio e domanda qua”: impariamo a guardare sempre oltre i filtri dei social e cerchiamo sempre di essere veri perché lo decidiamo noi se siamo perfetti o no, non con gli standard diffusi online ma solo essendo noi stessi.

Lì poi avremo raggiunto la “perfezione”.

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