Si parla spesso di energia nucleare, ma è davvero così importante? E perché si dice che sia così rischiosa? I reattori nucleari in funzione contengono grandi quantità di prodotti di fissione radioattivi che, se dispersi, possono rappresentare un rischio diretto di radiazione, contaminare il suolo e la vegetazione ed essere ingeriti da uomini e animali. I principali effetti dell’energia nucleare sull’ambiente riguardano la produzione di scorie radioattive. Le radiazioni nucleari possono creare nell’uomo malattie come cancro, eritemi, necrosi cutanea, perdita di capelli e dei peli, cataratta, sterilità e perfino la morte. Negli animali possono presentarsi come piccole mutazioni genetiche.
Oggi in Italia l’energia nucleare non può essere prodotta. La prima centrale nucleare italiana venne realizzata a Latina, un impianto con un unico reattore di tipo Magnox da 210 MW lordi che, una volta ultimato il 12 maggio 1963, rappresentava l’esemplare più potente d’Europa. Otto mesi più tardi fu approntata quella di Sessa Aurunca, alla quale seguì meno di un anno dopo l’installazione di Trino, che aveva a disposizione un reattore PWR Westinghouse da 270 MW. Nel 1966 l’Italia era il terzo produttore al mondo dopo Stati Uniti d’America e Regno Unito. Il 1º gennaio 1970 iniziò la costruzione della quarta centrale, quella di Caorso.
Dopo il 1990, le centrali nucleari italiane risultavano tutte chiuse, o per raggiunti limiti d’età o per decisione politica presa sull’onda del risultato del referendum del 1987. Il declino degli stabili dettato dall’anti economicità delle riparazioni degli impianti e soprattutto dalla paura scatenata tra il 1979 e il 1986 dagli incidenti di Three Miles Island e Chernobyl, portarono a un referendum sull’abolizione del nucleare in Italia.
