Tremila anni fa, quando la scienza non riusciva a dare una spiegazione a come si fosse creato il mondo, i Greci sentirono il bisogno di trovare una motivazione a ciò che li circondava.

La parola mito, in effetti, deriva dal greco “mythos” che significa “racconto”. Nello specifico, raccontano di vicende che hanno un inizio, uno svolgimento e una fine con lo scopo di raccontare storie che danno un insegnamento e fungono da modello ai bambini. Queste vicende possono essere di tema cosmogonico (le origini dell’universo), teogonico (episodi degli dei), antropogonico (sull’origine dell’uomo) o eroico (gli avvenimenti eroici degli dei).

Dietro a tutte queste narrazioni c’è una intrecciata catena di avvenimenti che parte tutto da due grandezze, Gea e Urano, rispettivamente Terra e cosmo. Tutto nasce quando hanno quattro figli, i quattro titani Atlante (il reggente del mondo), Temi (la titana della giustizia), Rea (titana della terra) e infine Crono (titano del lavoro). Per paura che un giorno i figli prendessero il controllo, li gettò nel tartaro, un buco nero. L’unico a salvarsi fu Crono, che per vendetta, mandato dalla madre, castra il padre con una falce, simbolo che è stato interpretato come la volontà di spodestarlo. Da qui, Crono lancia i genitali nel mare, così da diventare schiuma, da cui poi nasce Afrodite. In seguito, Crono si sposa con Rea, e fanno sei Dei: Estia, Demetra, Era, Poseidone, Zeus e Ade.

Per la stessa paura che aveva il padre, Crono se li mangia tutti, tranne Zeus che viene nascosto in una grotta dalla madre, con una capra dal latte magico che lo fece crescere e diventare potente in poco tempo. Per vendicarsi, dà da mangiare del veleno al Padre, che rimette tutti i figli e da lì nascono tutte le avventure degli Dei.

Inoltre, i soggetti dei miti sono spesso protagonisti di statue e dipinti di genere Neoclassico. Questi racconti sono adesso diventati per noi un oggetto di cultura Greca inestimabile, che speriamo si tramandi avanti negli anni.

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