“Amio”, “bestie”, “crush”…i nuovi vocaboli della “Generazione Z”, che in realtà non sono del tutto nuovi. Un esempio è il termine maranza, utilizzato a Milano negli anni ’80 per identificare una persona definita anche tamarro o coatto. Oggi invece sta ad indicare un ragazzo un po’ bullo che veste in modo eccentrico e molto particolare. Ma perché la generazione Z utilizza questi vocaboli? Li utilizzano per mandare messaggi in codice sui social o su whatsapp con parole inglesizzate o storpiate. Altri esempi sono gli aggettivi cringe che sta a significare un evento o una persona imbarazzante, che suscita un senso di disagio e di vergogna. Boomer che viene associato alle persone nate negli anni ’50 e ’60 o chi ha difficoltà nell’usare gli strumenti tecnologici. Vengono utilizzati anche diversi termini per chiamarsi tra di loro, ad esempio: amio, parola in corsivo, una lingua inventata, diminutivo di amore; “bestie” (ben diverso dal significato della lingua italiana) diminutivo di best friend usato per definire un amico molto stretto; crush che in inglese significa infatuazione e sta ad indicare la persona per cui si è presa una cotta; bro diminutivo di brother, fratello in inglese.

La generazione Z utilizza anche molti verbi alcuni esempi sono: ghostare che vuol dire ignorare completamente una persona o un messaggio; friendzonare cioè, rifiutare il corteggiamento di una persona affermando di preferirla nelle vesti di amico o amica; shippare, desiderare che due persone si fidanzino; flexare, vantarsi, mostrarsi, in modo orgoglioso. Ma non ci sono solo questi vocaboli! Ci sono anche diverse esclamazioni, stare chill, ad esempio, con cui invitano la persona a stare calma oppure la frase “Non ho sbatti” che vuol dire non avere voglia di fare qualcosa o di portare al termine un lavoro. Insomma la generazione Z ha ideato un vero e proprio vocabolario e chissà quali altri vocaboli si inventerà!

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