Il campo di concentramento di Auschwitz, situato in Polonia, è uno dei luoghi più emblematici dell’orrore del regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu creato nel 1940, inizialmente come campo di concentramento per prigionieri di guerra polacchi, ma con il tempo divenne il principale centro di sterminio per milioni di persone, in gran parte ebrei, ma anche prigionieri di guerra sovietici, rom, prigionieri politici, e altre minoranze nella classe sociale.

Auschwitz 1, il campo principale, era un campo di lavoro forzato, diviso in 24 blocchi e i più famosi erano il blocco 11 e 10 . Auschwitz II-Birkenau era stato creato soprattutto perché Auschwitz 1 era situata in città, quindi meglio creare uno spazio decentrato per compiere l’orrore dell’Olocausto. Le vittime venivano trasportate in treni merci, e all’arrivo nel campo si veniva separati: uomini, donne e bambini. Le persone che venivano considerate in grado di lavorare venivano invece costrette a lavori estenuanti, mentre le altre venivano uccise. Le persone che erano considerate una risorsa essenziale, o non si ribellavano erano solitamente le ultime a essere uccise. Circa 960 mila ebrei, 74 mila polacchi, 21 mila rom, 15 mila prigionieri di guerra sovietici e 10 mila persone di altre nazionalità persero la vita.

Oggi Auschwitz è un museo che si può visitare dove all’interno possiamo trovare oggetti autentici dell’epoca, e il ricordo di tutte quelle persone resterà sempre al suo interno.

Ma perché la giornata nazionale della memoria ricorre proprio il 27 gennaio? La data non è casuale ma ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oœwiêcim (nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo (tristemente) famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista. Tra l’altro se si fa caso alla scritta d’entrata di Auschwitz 1 si può notare che la B della scritta “IL LAVORO RENDE LIBERI” è stata messa al contrario per far capire che una volta entrati non si sarebbe più potuti uscire.

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