La Mercedes-Benz volante, la storia di Mark Webber

Foto: wikipedia

La Mercedes-Benz, una marca di auto tedesca molto famosa, ha fatto volare un’auto? Ma come è potuto succedere? Nel 1999 nella gara delle 24 ore di LeMans, una Mercedes-Benz CLR prese il volo. Era il 12 giugno, il pilota Webber stava arrivando in fila indiana con altra vetture. Ultimo della fila, stava ricevendo una spinta notevole dalla scia delle Mercedes che lo precedevano. Il flusso d’aria si concentrò sotto la sua CLR. E il risultato fu tremendo. La numero 4 si librò in aria, atterrando pesantemente appena prima dell’ingresso della chicane (una doppia curva stretta) seguente. Qualche ora dopo lo stesso destino sarebbe toccato a Peter Dumbreck, che però finì fuori pista nella vegetazione. Il garage Mercedes alla fine abbassò la saracinesca e dichiarò la resa: a vincere, in quella edizione, fu la Bmw di Joachim Winkelhock, Pierluigi Martini e Yannick Dalmas.

Mark Webber ha ricordato l’episodio sulla sua autobiografia ‘Aussie Grit: my Formula One journey‘. “Fuori dal pit mi misi in scia a Bernd Schneider, e nella coda era presente anche Brundle con la Toyota. In effetti c’erano diversi pezzi grossi tutti uno vicino all’altro. Entrammo in pista cercando di farci strada in mezzo alle GT2. Era da giovedì che non salivo sull’auto. Tutti insieme, in velocità, arrivammo a Mulsanne passando rapidamente dalla quinta alla sesta marcia mentre scaldavamo l’auto nel suo complesso. Nell’approccio al dosso di Mulsanne, ero attorno ai 290 chilometri orari, e davanti a me c’era Beretta sulla Viper Oreca. Anche nel warm-up non si rallenta in quel punto. In cima al dosso la CLR si alzò e prese il volo. Non credevo ai miei occhi. Atterrai sul tracciato a ruote all’aria, colpendo anche la barriera diverse volte. Quando si va a 200 all’ora strisciando con il tetto è tutto rumoroso e devastante, e cominci a preoccuparti per dove l’auto andrà a finire: quanto è lunga la via di fuga, dove andrà a sbattere di nuovo? Non volevo rimanere intrappolato nell’auto, ma al contempo in quel momento ero anche furioso con il team perché io non avevo fatto nulla di sbagliato, mentre loro mi avevano dato un’auto non sicura. Ero così in panico che tolsi le cinture e mi ritrovai aggrappato dentro l’auto: sono stato fortunato in questo caso perché non ci furono più urti. Probabilmente è stata la cosa più stupida che abbia mai fatto durante una corsa. Una volta sceso dall’auto mi dissi che non sarei mai più salito su una sports car.

Una promessa infine non mantenuta, viste le tre partecipazioni (15 anni dopo) alla corsa francese insieme a Porsche, con anche un secondo posto come miglior risultato per l’ex pilota Minardi, Jaguar, Williams e Red Bull in F1.

La storia

Webber cominciò la propria carriera di pilota nel motocross, dedicandosi successivamente al karting e vincendo, nel 1993, il campionato del Nuovo Galles Del Sud. L’anno seguente passò alle corse in monoposto, prendendo parte al campionato australiano di Formula Ford, che chiuse in quarta posizione assoluta nel 1995. Trasferitosi in Europa, conquistò il quarto posto al Formula Ford Festival del 1995, garantendosi un volante per il campionato europeo di Formula Ford 1996. Chiuse la stagione in terza posizione, vincendo il Formula Ford Festival a fine anno. Nel 1997 Webber disputò il campionato britannico di Formula 3, chiudendolo in quarta posizione grazie anche all’aiuto economico del celebre rugbista David Campese, suo concittadino, agli inizi della sua carriera compagno di squadra del padre di Webber a Queanbeyan, che gli permise di concludere la stagione. Prese parte anche al Gran Premio di Macao di F3, conquistando il quarto posto.

FIA GT e Le Mans

Nel 1998 Webber passò alle competizioni a ruote coperte, partecipando al campionato FIA GT in coppia con Bernd Schneider nel team ufficiale Mercedes e chiudendo la stagione al terzo posto assoluto con cinque vittorie. Disputò anche la 24 Ore di Le Mans insieme a Schneider e Klaus Ludwig, conquistando la pole position nella propria classe ma dovendosi ritirare in gara. Nel 1999 la Mercedes concentrò i propri sforzi nella costruzione di un prototipo della classe LMP1 per competere nella 24 Ore di Le Mans, ma durante le prove e nel warm up pre gara la vettura di Webber decollò e si capovolse in pieno rettilineo per un difetto aerodinamico. A seguito di questi e un analogo incidente in gara per il compagno Peter Dumbreck la squadra decise di ritirarsi dalla competizione.

Formula 3000

Nel 2000  Webber tornò a correre in monoposto grazie all’appoggio di Paul Stoddart, che gli offrì un volante nel team di sua proprietà, l’European Arrows. Il pilota australiano conquistò una vittoria e il terzo posto in classifica finale, alle spalle di Bruno Junqueira e Nicolas Minassian e davanti a Fernando Alonso. Nel 2001 il pilota australiano corse nuovamente in Formula 3000 con il team Super Nova Racing, conquistando tre vittorie e chiudendo al secondo posto in classifica generale, alle spalle di Justin Wilson.

Formula 1

Gli anni da collaudatore alla Arrows e alla Benetton (1999-2001)

Guidò per la prima volta una vettura di Formula 1 nel dicembre 1999 sul Circuit de Catalunya testando una Arrows A20, per il Campionato 2000 fu scelto come collaudatore della squadra di Milton Keynes.

Per il 2001 Webber ottenne un posto da collaudatore alla Benetton, il cui direttore sportivo Flavio Briatore divenne suo manager.

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