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Avete mai sentito parlare dei ghost jobs? Forse sì, il fenomeno è in crescita e forse conviene conoscerlo. Non sono semplici errori tecnici, ma una strategia deliberata che oggi occupa tra il 20% e il 40% delle bacheche online. Si tratta di offerte per posizioni inesistenti, già assegnate o congelate, che le aziende mantengono attive per tre motivi principali: alimentare un database di talenti da usare in futuro, proiettare un’immagine di falsa crescita verso gli investitori e monitorare i trend salariali del mercato senza spendere un euro in consulenze. Questo fenomeno, alimentato dall’automazione dei portali di recruiting, cioè di reclutamento di persone, non solo falsa i dati sull’occupazione, ma genera un profondo burnout nei candidati, costretti a investire tempo ed energie in selezioni che, di fatto, sono già chiuse in partenza.

Perché le aziende lo fanno?

Le aziende lo fanno per farsi pubblicità: un’azienda che cerca sempre nuovi dipendenti sembra importante e piena di soldi, anche se non è vero. Poi lo fanno per “portarsi avanti”: raccolgono tantissimi curriculum così, se tra sei mesi qualcuno si licenzia, hanno già una lista di nomi pronti da chiamare senza fare fatica. Infine, lo usano per curiosare: leggendo le domande di lavoro, capiscono quali sono le novità del momento e quanto stipendio chiedono le persone, così sanno come regolarsi con i loro dipendenti. Insomma, a loro conviene, ma per chi cerca lavoro è solo una gran perdita di tempo.

Come riconoscerlo

Visto che i ghost jobs sono così comuni, come facciamo a non cadere nella trappola? Ci sono alcuni segnali che devono farci sospettare. Prima di tutto, bisogna guardare la data: se un annuncio è online da più di due o tre mesi, è molto probabile che sia un fantasma. Un altro indizio è la descrizione del lavoro: se è troppo generica e sembra scritta da un robot, forse serve solo a raccogliere curriculum a caso. Il trucco migliore però è fare gli “investigatori”: basta andare sul sito ufficiale dell’azienda nella sezione “Lavora con noi”. Se la posizione non è elencata lì, significa che l’annuncio che abbiamo visto sui social o sulle bacheche è finto .

Perché parlarne a scuola

Potrebbe sembrare un problema lontano da noi studenti, visto che siamo ancora nella scuola secondaria di primo grado, ma in realtà ci riguarda da vicino. Il mondo digitale in cui viviamo oggi è pieno di questi piccoli inganni creati dagli algoritmi. Imparare a riconoscere un ghost job significa capire che dietro a uno schermo non sempre c’è la verità e che i dati che regaliamo online (come quelli scritti in un curriculum) hanno un valore enorme per le aziende. In conclusione, essere informati è la nostra unica difesa: solo conoscendo questi trucchi potremo diventare, un domani, dei lavoratori più consapevoli e meno facili da prendere in giro.


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