{"id":2589,"date":"2026-03-26T14:45:45","date_gmt":"2026-03-26T14:45:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/?p=2589"},"modified":"2026-03-26T14:45:46","modified_gmt":"2026-03-26T14:45:46","slug":"il-massacro-del-circeo-una-storia-che-mette-i-brividi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/?p=2589","title":{"rendered":"Il massacro del Circeo, una storia che mette i brividi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"mwUQ\">Roma, quartiere Trieste. \u00c8 un pomeriggio qualunque, uno di quelli in cui il traffico scorre lento e i palazzi sembrano osservare la strada con la loro indifferenza di cemento. In viale Paola, all\u2019altezza del civico 5, una Fiat 127 bianca \u00e8 parcheggiata da ore. Nessuno le presta attenzione, finch\u00e9 qualcosa rompe la quiete: un rumore sordo, poi un lamento, un pianto soffocato, una voce che sembra chiedere aiuto. L\u2019auto vibra leggermente, come se al suo interno ci fosse qualcuno che tenta disperatamente di farsi sentire.<br>Una signora affacciata dal palazzo di fronte \u00e8 la prima a notare quel movimento anomalo. Si sporge, ascolta, si irrigidisce. Poco dopo arriva un metronotte, un agente di vigilanza notturna che sta facendo il suo giro. Anche lui sente quei suoni, e capisce che non pu\u00f2 ignorarli. Apre la radio e invia un messaggio alla pattuglia: \u00abCigno cigno c\u2019\u00e8 un gatto che miagola dentro una 127 bianca in via pole\u00bb.<br>Un codice, un\u2019allerta, un tentativo di descrivere l\u2019indescrivibile.<br>Il messaggio viene captato anche da Antonio Monteforte, un fotoreporter che si trova nei paraggi. L\u2019esperienza gli dice che non si tratta di un semplice animale intrappolato. C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9, qualcosa che pulsa sotto la superficie di quella normalit\u00e0 apparente. Decide di andare a vedere. Non pu\u00f2 immaginare che, di l\u00ec a poco, scatter\u00e0 fotografie destinate a entrare nella storia nera del Paese.<br>Quando arrivano i Carabinieri, la situazione \u00e8 gi\u00e0 carica di tensione. I rumori dall\u2019auto continuano, deboli ma insistenti. Gli agenti decidono di forzare il bagagliaio. La lamiera cede, e ci\u00f2 che appare sotto le coperte \u00e8 un\u2019immagine che nessuno dei presenti dimenticher\u00e0 mai: il volto di una giovane donna, pallido, sconvolto, gli occhi persi nel vuoto. \u00c8 viva, ma confusa, incapace di formulare frasi coerenti. Mormora parole sparse: \u201csequestro\u201d, \u201cbimbo francese\u201d. Segni di un trauma profondo, di un orrore appena vissuto.<br>Accanto a lei, sotto altre coperte, c\u2019\u00e8 un altro corpo. Una ragazza. Immobile. Nessun respiro, nessun segno di vita.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/03-I-mostri-del-Circeo-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2723\" style=\"aspect-ratio:1.4992888417882142;width:778px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/03-I-mostri-del-Circeo-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/03-I-mostri-del-Circeo-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/03-I-mostri-del-Circeo-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/03-I-mostri-del-Circeo-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.schoolmateicverga.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/03-I-mostri-del-Circeo.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" id=\"mwUQ\"><br>Le due giovani vengono identificate: Rosaria Lopez, diciannove anni, barista; Donatella Colasanti, diciassette anni, studentessa. Entrambe provenienti dal quartiere popolare della Montagnola. Le indagini che seguono riportano alla luce la loro storia, e quella dei tre ragazzi che le avevano attirate in una trappola.<br>Pochi giorni prima, Rosaria e Donatella avevano conosciuto due dei loro futuri aggressori, tramite un amico comune \u2014 poi risultato estraneo ai fatti. L\u2019incontro era avvenuto al bar del Fungo dell\u2019EUR: un pomeriggio tranquillo, chiacchiere leggere, ragazzi che sembravano educati, garbati, affidabili. Tanto che i due ragazzi proposero un secondo appuntamento: una festa a Lavinio, insieme a un altro amico, che le giovani non avevano ancora incontrato.<br>Il 29 settembre 1975, alle 18:20, i quattro arrivarono a Villa Moresca, una dimora della famiglia di uno dei ragazzi a San Felice Circeo, in via della Vasca Moresca, zona Punta Rossa. I ragazzi dissero che l\u00ec avrebbero incontrato un amico e poi sarebbero andati alla festa. Le prime ore trascorsero tra musica e conversazioni. Poi, all\u2019improvviso, la maschera cadde.<br>Uno dei tre tir\u00f2 fuori una pistola.<br>Cominciarono a dire che appartenevano alla \u201cbanda dei marsigliesi\u201d, che il loro capo, Jacques, aveva ordinato di \u201cprendere due ragazze\u201d.<br>Da quel momento inizi\u00f2 un incubo che dur\u00f2 pi\u00f9 di un giorno e una notte.<br>Rosaria e Donatella vennero violentate, seviziate, insultate. Rosaria non sopravvisse. Donatella, in un atto di disperazione e lucidit\u00e0 estrema, finse di essere morta. I tre aggressori, convinti di aver ucciso entrambe, caricarono i corpi nel bagagliaio della Fiat 127 e riportarono l\u2019auto a Roma, abbandonandola in viale Paola.<br>Fu da l\u00ec, da quel bagagliaio chiuso, che Donatella trov\u00f2 la forza di farsi sentire. I suoi lamenti attraversarono la strada, salirono fino alle finestre, raggiunsero orecchie attente. E salvarono la sua vita.<br>Le indagini portarono rapidamente all\u2019arresto di due dei tre ragazzi. Il terzo, la cui famiglia era proprietaria della casa al Circeo, riusc\u00ec a fuggire e rimase latitante fino alla morte, accertata solo molti anni dopo tramite analisi del DNA. Il processo del 1976 ebbe un\u2019enorme risonanza: per la prima volta, l\u2019Italia fu costretta a guardare in faccia la violenza di genere come fenomeno strutturale, non come un episodio isolato. La difesa tent\u00f2 di screditare le vittime, secondo una prassi purtroppo diffusa all\u2019epoca, ma la testimonianza di Donatella fu determinante.<br>I tre vennero condannati all\u2019ergastolo.<br>Il massacro del Circeo non fu solo un crimine. Fu uno specchio. Riflett\u00e9 un\u2019Italia attraversata da estremismi, da un maschilismo radicato, da un sistema sociale che spesso proteggeva i \u201cfigli della Roma bene\u201d. Costrinse il Paese a interrogarsi sulle proprie responsabilit\u00e0 collettive.<br>Donatella Colasanti, sopravvissuta, trasform\u00f2 il suo dolore in testimonianza. Partecip\u00f2 a incontri, dibattiti, iniziative pubbliche. Divenne una voce simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, fino alla sua morte nel 2005. La memoria di Rosaria Lopez e il coraggio di Donatella continuano ancora oggi a rappresentare un monito contro la brutalit\u00e0 e l\u2019indifferenza.<br>Ricordare il Circeo significa riconoscere che la violenza non nasce dal nulla: \u00e8 il prodotto di contesti, mentalit\u00e0, omissioni. Significa capire che la memoria non \u00e8 un esercizio sterile, ma un impegno civile. Solo comprendendo ci\u00f2 che \u00e8 accaduto \u2014 nelle sue radici, nelle sue dinamiche, nelle sue responsabilit\u00e0 \u2014 si pu\u00f2 costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 consapevole, capace di prevenire e contrastare la violenza in tutte le sue forme.<br>Il Circeo non \u00e8 soltanto un fatto di cronaca.<br>\u00c8 un richiamo alla vigilanza.<br>Un invito alla giustizia.<br>Una ferita che chiede di non essere dimenticata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, quartiere Trieste. \u00c8 un pomeriggio qualunque, uno di quelli in cui il traffico scorre lento e i palazzi sembrano osservare la strada con la loro indifferenza di cemento. In viale Paola, all\u2019altezza del civico 5, una Fiat 127 bianca \u00e8 parcheggiata da ore. 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